Il potere ci ruba l’anima. E gli Avengers ce la restituiscono


Una riflessione a proposito del “lato oscuro” dell’animo umano, offerta dal nuovo capitolo della saga Marvel:”Avengers Infinity War”. Il Titano Thanos che per “pietà” vuole distruggere la vita e i supereroi che si riuniscono per salvarla. Capaci, per una volta, di superare la competizione e le rivalità tra loro, in nome di un “obiettivo superordinato”, secondo la definizione dello psicologo turco Muzafer Sherif, tra i fondatori della psicologia sociale. Una nuova occasione, insomma, per fare terapia in sala …

Avengers

È in sala il nuovo titolo della Marvel, Avengers Infinity War che continua a fare incassi milionari. Ma a noi, come sempre in questa rubrica, interessano gli aspetti psicologici del film, stavolta descritti mirabilmente attraverso la metafora di mondi che abitano l’universo e che si trovano a vivere uno stesso destino: la loro distruzione per mano di colui che crede di compiere un atto giusto e inevitabile.

Siamo di fronte a un personaggio che è espressione di quel lato oscuro, descritto dallo stesso Freud in contrapposizione all’altro più luminoso della natura umana. Parliamo di Thanatos ed Eros. Qui lo scavo nei meandri di quella parte oscura avviene attraverso il punto di vista del cattivo che, nel film, mostra anche una sorta di umanità e rispetto verso alcuni supereroi come Iron Man, Captain America e Dr. Strange, disposti a rischiare la propria vita per la salvezza di altre persone, dell’umanità, rinunciando ai propri affetti e a quella tranquillità tanto agognata.

Avengers Infinity War è incentrato sui personaggi e in particolare sulle loro debolezze e come queste possano essere causa di possibili fallimenti ma anche successi. Il Titano Thanos, pensa che l’universo stia andando verso una brutta direzione, e che l’espansione continua della vita, senza costrizioni, porterà a delle vere e proprie catastrofi. Questa incontrollabile (ir)razionalità lo spinge a estirpare la vita in ogni parte dell’universo, come un cancro che è lì in agguato sino alla completa distruzione dell’esistenza.

Ma chi è Thanos? Un essere ghetizzato a causa della sua diversità, la pelle spessa, il mento vicino a quello degli Skrull, un corpo sproporzionato e la calvizie perenne. Questo isolamento a cui viene costantemente sottoposto dagli abitanti di Titano lo spinge a sviluppare ulteriormente quell’intelligenza superiore di cui è dotato, trasformandola nella sua arma migliore.

È un’esortazione per coloro che vivono la diversità e si comportano da vittime: è possibile andare oltre e non soffermarsi su ciò che non si ha, ma considerare quelle risorse che, se sviluppate adeguatamente, possono portare al raggiungimento degli obiettivi, fino a sentirsi parte integrante del mondo.

Certo ci troviamo di fronte a un individuo che utilizza le sue qualità in funzione della Morte, ma se entriamo nella sua mente, nella sua psicologia, ci accorgiamo che in realtà il suo fine ha un aspetto “buono”, salvare l’universo dalla sua distruzione totale. Sottolineando come in ogni soggetto, anche il più malvagio, esista un aspetto positivo.

Infatti in psicologia si dice che ogni comportamento, anche quello negativo, presenta un suo lato positivo, magari non visibile inizialmente, in quanto nascosto da credenze ed emozioni che offuscano la sua visibilità. Thanos, infatti, chiama questo suo agire “pietà”, termine non condiviso dagli Avengers, a dimostrazione che ognuno di noi ha una diversa percezione delle cose a cui dà un diverso significato.

Potremmo dunque definirlo un umano nell’inumano. Per poter realizzare questo suo obiettivo deve riunire e inserire sul suo guanto forgiato a Nidarvellir – luogo dove fu creato il martello di Thor e dove sarà creata l’ascia per combattere il “folle Titano”- le sei gemme dell’infinito: la blu che rappresenta lo spazio, la verde il tempo, la gialla la mente, la viola il potere, la rossa la realtà e l’arancione l’anima.

E sarà proprio per acquisire quest’ultima che Thanos sacrificherà qualcosa a lui molto cara. In questa scena appare tutto il suo aspetto umano, immediatamente represso per il raggiungimento del suo scopo. L’unione di queste gemme conferisce a chi le possiede un potere enorme, ma a danno di cosa e di chi? Anche la più giusta causa non può motivare un tale genocidio.

Altro aspetto interessante è l’annullamento della competizione, caratteristica alquanto diffusa nel genere umano. Infatti l’avere un obiettivo in comune porterà i vari supereroi a riunirsi e a cancellare quei diverbi e quelle rivalità che nel precedente Avengers: Age of Ultron li aveva separati.

Come descrisse lo psicologo turco Muzafer Sherif, le rivalità e le ostilità all’interno di un gruppo possono essere superate quando ci sono obiettivi superordinati, ossia traguardi con un forte potere di richiamo, impossibili da raggiungere se non con l’impegno congiunto di tutti.

Non è un caso che nei vari episodi della saga Marvel vengono inseriti nuovi supereroi che, insieme a quelli già esistenti, combattono individui sempre più malvagi e aggressivi, forse per portarci a una riflessione: solo se abbandoniamo l’odio e la sete di rivalsa possiamo riuscire a vincere contro coloro che annientano l’umanità in nome di qualcosa che distrugge l’anima… il Potere.