Bullismo: un fenomeno tra normalità e devianza. Tra normalità e devianza: una sfida antibullismo


Intervento della dr.ssa Terry Bruno
Convegno sul Bullismo del 22 ottobre 2008

 

Buongiorno, sono Terry Bruno, psicologa/psicoterapeuta, Presidente della Earth, Scuola di Formazione in ambito clinico, psicologico, sportivo, aziendale, scolastico, criminologico e promotrice di questo progetto che si è potuto realizzare grazie al finanziamento dell’ISMA e alla Scuola Maratona/Nitti che ci ha ospitato. Il progetto è una sfida alla prevaricazione, alla prepotenza, all’aggressività, alla violenza.
È una sfida educativa, che riguarda l’educazione alla convivenza, al dialogo, alla tolleranza, alla solidarietà, alla corresponsabilità, e questo non è solo un problema della scuola, ma ha una complessità sociale.
L’attenzione al tema del bullismo, ma più in generale al tema delle relazioni caratterizzate dalla cultura della prevaricazione e da comportamenti prepotenti, è sempre maggiore. Attualmente, attraverso i mass media e non solo, siamo continuamente subissati da episodi sempre più allarmanti. Sentiamo parlare di bullismo, violenza minorile, stupri, pedofilia, maltrattamenti a donne e bambini, omicidi sempre più raccapriccianti, un’escalation sempre maggiore in cui i termini prepotenza, aggressività, violenza, diventano alla fine sinonimi.
In Italia, al contrario di quanto avviene in altri Paesi europei, la sperimentazione di progetti di intervento per la prevenzione del bullismo ha purtroppo ancora carattere locale e non nazionale. Il fenomeno è conosciuto in Italia dagli adolescenti (40%) ma comincia a lambire anche fasce di popolazione più giovane come i bambini, sin dalla scuola materna. Da indagini effettuate su un’ampia casistica di ragazzi in riferimento all’andamento del bullismo in Italia, si è osservato che circa il 40% dei ragazzi, in un’età compresa tra gli 8-11 anni, è vittima di atti di bullismo. Tale % decresce significativamente con l’aumentare dell’età. Al contrario i prepotenti sono il 25%, sempre in riferimento allo stesso intervallo di età, ma si può osservare che nel periodo tra 11-18 anni si ha una stabilizzazione degli atti di prepotenza intorno al 20%.

…ci sono problemi che rimangono nascosti nella società, continuando a produrre vittime che usano il silenzio come impotente difesa. Ma è proprio questo silenzio a rendere possibile il perpetuarsi del problema….

Il bullismo è il risultato di tale silenzio, di una dinamica di gruppo, per cui la strategia di prevenzione deve tener conto del gruppo come sistema d’interazione, dove ogni elemento è interdipendente dall’altro e dal gruppo, e dell’educazione alla collaborazione, al rispetto di se stessi e degli altri.
La classe è un luogo relazionale molto importante per gli adolescenti, dove sperimentarsi e crescere. Un gruppo classe unito è uno dei fattori di maggior prevenzione ai fenomeni di bullismo.
Gli adolescenti sono molto critici e a volte anche svalutanti verso se stessi, giudicanti ed esigenti nei confronti degli adulti.
Spesso i continui comportamenti aggressivi dei ragazzi sono espressione di sofferenza, che non riescono ad esprimere in altro modo.

NELL’ADOLESCENTE, INFATTI, LA SOFFERENZA, LA CONFLITTUALITA’ INTERIORE È ESPULSA ATTRAVERSO UN’AZIONE VIOLENTA, IMPULSIVA E TRASGRESSIVA.

Questo processo è importante per la loro individuazione ed essi delegano all’adulto il contenimento del loro “fermento interiore” ed è faticoso non essere reattivi alla loro aggressività. L’adulto, di fronte alle provocazioni aggressive dei ragazzi, non dovrebbe innescare un meccanismo di reazione aggressiva che alimenterebbe e giustificherebbe ulteriormente la loro aggressività.
Numerose indagini hanno dimostrato che gli studenti stimano e rispettano gli insegnanti che sanno essere severi e coerenti, senza prevaricare o usare aggressività, in pratica autorevoli.
Spesso si attribuisce ai ragazzi una maturità che non possiedono, infatti, fino a 22 anni la corteccia pre-frontale non è sviluppata e anche il cervelletto non si sviluppa prima di quell’età.
Ma cos’è il bullismo: Aggressività? Gioco? Prepotenza? Bravata? Vandalismo?C’è una differenza tra bullismo e altri comportamenti, come ad esempio “lo stuzzicare”: è innocente, spontaneo, scherzoso; dura poco; avviene tra uguali; è spiacevole ma sopportabile; è uno contro uno e può essere reciproco.
Il bullismo è, invece, un fenomeno che si presenta quando una persona continua a fare o a dire cose per avere la predominanza su un’altra persona e che mira deliberatamente a fare del male e a danneggiare un altro individuo. Esso può espletarsi con: prese in giro, minacce, esclusioni, rendendo la vita della vittima scomoda, prendendo o danneggiando le sue cose, facendole fare cose che non le piace fare, aggredendola fisicamente con calci e spintoni.

Chi è il bullo?

É una categoria ristretta di ragazzi che incute paura e gode di una popolarità; si presenta in genere come il “terzetto”; manca di empatia, insensibilità ai sentimenti degli altri, difficoltà a creare rapporti (incompetenza sul piano sociale); ha un forte bisogno di dominare gli altri e non vede il loro punto di vista; forte fisicamente, non è stato spesso educato a controllare l’aggressività.
L’atteggiamento negativo del Bullo, tende a radicarsi negli anni e a diventare parte integrante della propria personalità.
La vittima invece è tranquilla, facile al pianto, riservata e sensibile. Tende a non reagire di fronte alle provocazioni e chiede l’appoggio degli adulti. Spesso insicura e con scarsa stima di sé; a volte iperprotetta dall’infanzia o, al contrario, trascurata; può essere un diverso (ragazzo con disabilità, obeso, mingherlino, portatore di occhiali). La vittima, a lungo andare, diventerà sempre più insicura ed ansiosa fino al punto di cadere in depressione.
I protagonisti di episodi di bullismo attivano dei processi di giustificazione morale (strategie cognitivo-discorsive con cui vengono giustificate le trasgressioni) per mettersi al riparo da sentimenti di svalutazione associati ad una condotta immorale a causa di un proprio atteggiamento aggressivo, violento. Abbiamo così delle giustificazioni morali (“È giusto litigare per proteggere un amico”), o degli etichettamenti eufemistici (“Dare una sberla o una spinta a qualcuno è solo un modo di scherzare”), o un confronto vantaggioso (“Non è un problema danneggiare le cose dei compagni. Basta pensare che c’è chi picchia selvaggiamente la gente…!”), o una distorsione delle conseguenze (“Dire piccole bugie non è grave perché non fanno male a nessuno”); o a una deumanizzazione (“È giusto trattar male qualcuno che si comporta come un verme”); o un’attribuzione di colpa (“I ragazzi che vengono maltrattati di solito se lo meritano”).
Spesso ci troviamo di fronte anche a situazioni del tipo: “Non è giusto rimproverare un ragazzo che ha contribuito solo in piccola parte al danno prodotto dall’intero gruppo”; “Se i ragazzi si azzuffano o si comportano male a scuola è colpa degli insegnanti”; “Certi ragazzi sono molto aggressivi ma non ne hanno colpa. È che hanno grossi problemi in famiglia o nella società”.
Ma cosa spinge un bambino/un ragazzo ad avere un tale comportamento da bullo?
É un modo di sentirsi popolare, di sembrare più duro e forte, per attirare l’attenzione o ottenere le cose, per avere supremazia. Alcune volte l’atto di bullismo può essere la conseguenza di una sorta di gelosia verso l’altro soggetto.
Di fronte ad un tale fenomeno c’è spesso un senso d’impotenza. Vi son due strategie che possono essere adottate: quella diretta e quella indiretta. La prima consiste nel considerare che esiste una vittima e un colpevole che va punito, con un ripristino della giustizia. La seconda si basa su una relazione socio-affettiva, interpersonale e di gruppo, e su un’educazione morale, per sviluppare la coesione, l’appartenenza comunitaria e la cooperazione.
Il nostro percorso formativo è stato diretto ai docenti, genitori e alunni, in quanto è provato che la chiave per affrontare il problema del bullismo è l’adozione di una politica scolastica integrata, cioè un insieme coordinato di interventi che coinvolgano tutte le componenti scolastiche e nella quale gli adulti della scuola (inclusi i genitori) si assumono la responsabilità della relazione con i ragazzi. A tutti sono stati somministrati dei questionari all’inizio del percorso per una valutazione dei loro comportamenti e della conoscenza del fenomeno. Per una maggiore completezza avremmo dovuto effettuare una seconda somministrazione al fine di verificare il cambiamento dei ragazzi dopo l’intervento formativo ma, i tempi di attuazione del progetto, troppo brevi per rilevare un cambiamento sostanziale, non hanno permesso di dare un quadro completo della situazione per cui auspichiamo di poter continuare tale iniziativa durante questo anno scolastico.
Poiché il bullismo è un fenomeno che interessa particolarmente i ragazzi, anche se coinvolge tutto il sistema sociale, per brevità abbiamo ritenuto utile riportare ciò che abbiamo rilevato dalla lettura dei questionari consegnati ai ragazzi. Voglio precisare che il nostro obiettivo non era solo quello di conoscere cosa i ragazzi sapessero circa il bullismo, quanto quello di verificare quali strategie, risorse interiori essi adottano, cioè come psicologicamente sono in grado di affrontare un atto di prepotenza fisica e/o psicologica reiterata nel tempo: bullismo.
Il nostro progetto mira non solo a prevenire il bullismo ma principalmente a far in modo che si rafforzi l’autostima dei ragazzi grazie ad una maggiore consapevolezza delle loro risorse e strategie da adottare in situazioni di disagio.
I ragazzi coinvolti nella nostra indagine sono 325, di cui 182 della Maratona e 143 della Nitti, tutti della prima classe media. Le risposte raccolte mostrano alcuni aspetti interessanti come la presenza di valori significativi ed una buona consapevolezza di se stessi. Questo lo possiamo evincere osservando la risposta prevalente data:
alla domanda 5: maggiore consapevolezza e un rispetto verso se stessi e le istituzioni;
alla domanda 6: buona consapevolezza di sé;
alla domanda 8: amicizia;
alla domanda 3: il gruppo.

Nella domanda 1 non abbiamo volutamente inserito la risposta del danno fisico (il picchiare) e abbiamo aggiunto la risposta “Altro” per osservare e valutare le loro considerazioni in merito alla domanda posta.
Interessante è stato rilevare che la risposta “Altro”, riscontrabile solo alla prima e ultima domanda, è stata spontaneamente aggiunta dai ragazzi a molte altre domande. Questo dimostra che i giovani hanno voluto una maggiore libertà di espressione non vincolata esclusivamente alle risposte ufficiali, dando altre percezioni del fenomeno.

Alla domanda 1: Qualcuno è un bullo se:

  • Ti toglie le tue cose
  • Impedisce ai tuoi amici di giocare con te
  • Prova a metterti nei pasticci
  • Altro

Interessanti sono state le risposte libere scritte dai ragazzi. Dall’indagine statistica è emerso che nell’ambito della struttura scolastica Maratona, il 34% delle risposte riguarda il picchiare, ma senza alcuna apparente motivazione; il 21% esplicita il motivo per il quale viene picchiato (per rubare oggetti, per incutere timore, per diversità, per attirare l’attenzione su di sé). Da questo si può evincere che il 55% dei ragazzi della Maratona identifica il bullo come un picchiatore. Nella Nitti, invece, solo il 36% definisce il bullo un picchiatore con o senza motivazione.
Il 15% ritiene che un bullo è tale se prende in giro per la diversità (timidezza, diversa nazionalità, grassezza, portatore di occhiali/byte o handicap).
Per concludere possiamo dire che l’obiettivo del nostro progetto è quello di coinvolgere nella prevenzione al bullismo non solo i docenti, gli alunni e le famiglie con corsi di formazione, ma anche il personale ATA, le associazioni sportive, ricreative, culturali e le Istituzioni che possono dare un valido contributo al benessere dei ragazzi.
Risulta, quindi, fondamentale determinare una riduzione al bullismo in quanto:

  1. Favorisce atteggiamenti collaborativi e cooperativi
  2. Migliora lo star bene a scuola
  3. Contribuzione alla creazione di un clima scolastico favorevole all’apprendimento
  4. Contribuisce alla prevenzione della delinquenza
  5. Coinvolge i genitori su aspetti educativi
  6. Costituisce il terreno per l’educazione alla legalità
  7. Rafforza le vittime e le toglie dall’isolamento.