Cosa sarò da grande?

Di Terry Bruno, psicoterapeuta e formatrice PNL

La scuola sta cambiando o deve ancora cambiare?
In una società come quella attuale in continua trasformazione economica e culturale, in cui la flessibilità, l’adattamento e l’assunzione di responsabilità sono sempre più richieste, risulta essere necessario educare l’individuo ad acquisire delle abilità di vita (apprendimento, comportamento, competenze cognitive) che gli permettano di realizzare i propri obiettivi, contribuendo, nello stesso tempo, allo sviluppo della società.
Per poter rendere possibile tutto questo la scuola si trova a dover adeguare o, meglio, modificare il proprio modo di agire.
Secondo le applicazioni attuali Europee gli insegnanti hanno il compito di accompagnare i giovani non solo nel loro percorso culturale, ma soprattutto nel loro percorso di vita scolastica e sociale per facilitare le relazioni, evitare gli insuccessi e, infine, motivare alla crescita. In poche parole la Scuola deve aiutare gli studenti a definire e a realizzare i propri obiettivi per il futuro.
Parliamo di un insegnamento improntato sulla fiducia e sull’entusiasmo che conduca lo studente a sviluppare una comunicazione efficace e a dedicare un maggiore interesse a tutto ciò che è innovativo, sperimentabile, cioè alla ricerca.
Aiutare il ragazzo ad affrontare e superare in situazioni di stress i vari problemi, può portare ad un ampliamento e costruzione delle proprie competenze e ad una maggiore sicurezza nell’interazione con l’ambiente esterno. In questo modo l’insegnante diventa, insieme allo studente, esploratore del mondo circostante assumendo il ruolo di quell’adulto competente di cui l’adolescente ha bisogno.
Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il ragazzo deve essere orientato allo sviluppo delle sue abilità di vita che fanno parte di tre aree:

  • Area relazionale che comprende la gestione dei conflitti, la comunicazione efficace e l’empatia.
  • Area cognitiva, cioè la soluzione dei problemi, la decisionalità, il pensiero critico e creativo.
  • Area emozionale, basata sull’espressione e gestione delle emozioni positive e negative, gestione dello stress.

L’acquisizione di tali abilità permette allo studente di essere più autonomo e responsabile. In questo modo si contribuisce allo sviluppo e creazione della personalità dell’individuo.
Nella pratica scolastica tutto questo si traduce in un processo dinamico determinato da metodiche esperenziali che possono realizzarsi solo con una partecipazione attiva, differente da quell’apprendimento passivo tradizionale basato su una trasmissione d’informazioni.
La relazione tra insegnante e alunno non può prescindere dalla motivazione al successo scolastico.
Recenti studi hanno dimostrato che un adeguato ambiente psicologico della classe influenza la scelta dell’obiettivo da raggiungere da parte dello studente, come anche notevole influenza ha l’obiettivo scelto dall’insegnante sull’apprendimento e sulle abilità.
Per creare un dinamismo all’interno della classe si possono intavolare discussioni costruttive che partono da un problema che può suscitare curiosità e domande.
Un problema esiste perché esistono gli obiettivi. Quando ci rendiamo conto di avere un problema (sia perché ci accorgiamo di uno specifico ostacolo, sia perché viviamo uno stato di disagio), ci stiamo trovando, in realtà, di fronte alla necessità, se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi, di cambiare qualcosa nel nostro modo di vedere, sentire e capire le cose e nel nostro comportamento.
Un problema è costituito da una rappresentazione iniziale, lo stato problema, una finale (l’obiettivo) e dall’insieme di tutti i possibili percorsi di soluzione che, a partire dallo stato iniziale conducono allo stato finale.
Il Problem Solving, letteralmente “risoluzione di problemi”, è l’arte delle strategie per raggiungere gli obiettivi. Esso è stato utilizzato in origine per la risoluzione di problemi logico-matematici, ma negli ultimi anni è stato sempre più utilizzato per riferirsi allo studio delle abilità e dei processi implicati nell’affrontare i problemi di ogni genere (da quelli pratici e organizzativi, a quelli comunicazionali e psicologici).
L’approccio per problemi nell’ambito scolastico riguarda sia l’area scientifica-tecnica, che quella umanistica.

Il Problem Solving è costituito da quattro fasi principali:

  1. gli studenti individuano il problema/obiettivo e definiscono gli ostacoli;
  2. vengono trovate, mediante un’attività di brainstorming, un numero massimo di soluzioni possibili;
  3. viene scelta, valutata e pianificata la soluzione (chi, cosa, quando, come e con quali risorse);
  4. viene eseguita la soluzione e valutati i risultati.

 

Ogni fase è collegata ad un atteggiamento mentale specifico.
La prima fase serve a conoscere la natura del problema e dell’obiettivo ed è indispensabile assumere un atteggiamento d’osservazione o di conoscenza.
La seconda fase è quella senz’altro più creativa del Problem Solving in quanto vengono generate più soluzioni. In questa fase i ragazzi devono abbandonarsi alle intuizioni, alle sensazioni, alle visualizzazioni e alle emozioni. In questo modo la mente è libera di creare link tra elementi apparentemente lontani, facendo ricorso alle proprie risorse, abilità.
La terza fase è costituita dalla produzione di piani d’azione dettagliati e affinché le idee si possano trasformare in progetti è necessario verificare che siano realizzabili, questo grazie ad un atteggiamento critico e realistico.
La quarta fase è data dal mettere in pratica il progetto, valutando empiricamente l’efficacia. In questo caso l’atteggiamento da assumere è quello operativo, pratico.
Con questa strategia gli studenti apprendono diversi approcci per la risoluzione di un problema, ognuno inscindibile dall’altro.
Questo modo di organizzare l’attività didattica è molto efficace in quanto mette in relazione il procedimento di pensiero con le strategie di soluzione, fa acquisire la consapevolezza di come agire ed, infine, di mettere in atto delle strategie per affrontare e snodare le situazioni percepite come problemi.
Per concludere possiamo dire che la scuola deve cercare di rispondere ai bisogni dei preadolescenti e degli adolescenti, mettendo a disposizione un ambiente adeguato allo sviluppo delle proprie capacità intellettuali, sociali, sperimentando un senso di appartenenza e di competenza, interagendo con adulti che siano non direttivi ma supportivi.