L’innocenza, un mondo da rispettare

Un film molto interessante del regista giapponese Hirokazu Kore-Eda, premiato a Cannes

12/09/2024 Posted by Terry Bruno pubblicato su Karmanews

Uno sguardo sul rapporto genitori/figli, sull’adolescenza e sul grande valore dell’amicizia.

Regista: Hirokazu Kore-Eda
Genere: Drammatico
Attori: Ando Sakura, Eita Nagayama, Soya Kurokawa, Hinata Hiiragi
Anno: 2023
Paese: Giappone
Durata: 126 min
Data di uscita: 22 agosto 2024
Distribuzione: BIM Distribuzione

L’Innocenza del regista giapponese Hirokazu Kore-eda, premiato a Cannes, è uno sguardo sul rapporto genitori/figli, sulle dinamiche tra pari che spesso sfociano nel bullismo, ma anche sul grande valore dell’amicizia, affrontata con naturalezza e purezza, che può trasformarsi in un sentimento ancora più profondo.

Vincitore a Cannes

L'innocenza, un mondo da rispettare
Yori (Hinata Hiragi) con la madre (Sakura Ando).

Ma esaminiamo con attenzione l’ennesimo film vincitore di Kore-eda.
Il film è uno sguardo attento sull’infanzia in generale e sul sistema educativo giapponese in particolare. Su quei formalismi e contraddizioni che la società giapponese vive, condizionando i rapporti sin da quando si è piccoli. Un contesto sociale rigido, che richiede il rispetto di regole ferree nei rapporti a cui devono attendere anche gli adulti, e per questo si dicono bugie inverosimili pur di salvare le apparenze e soprattutto l’onore. È una gabbia che avvolge tutti, adulti e bambini, ma questi ultimi hanno il coraggio di agire, di andare contro corrente perché ancora non profondamente contaminati. I bambini hanno gli occhi dell’innocenza, quell’innocenza che permette loro di affrontare la realtà, le relazioni, i sentimenti senza filtri o paraocchi. Purtroppo molto spesso questa innocenza viene, compressa, oppressa, distrutta da coloro che dovrebbero essere i punti di riferimento, da coloro che dovrebbero proteggere e insegnare a vivere la vita.

Contro le manipolaioni e le false verità
È un film che affronta le relazioni umane a più livelli e mette in guardia sulle false verità, i chiacchiericci, le manipolazioni e le apparenze che non fanno altro che portarci su sentieri scoscesi e non sempre portatori di benessere. Sono ingannevoli e non universali perché ognuno di noi è diverso e percepisce e vive la realtà differentemente, per cui le sue emozioni, i sentimenti, i comportamenti, sono il risultato delle proprie esperienze passate, che sono uniche e ciò che si vive è l’espressione di una propria soggettività, per cui l’oggettività è solo una mera illusione.

L'innocenza, un mondo da rispettare
Yori e Minato (Soya Kurokawa) in una scena del film.

I protagonisti del film sono due ragazzini, Minato (Soya Kurokawa) e Yori (Hinata Hiiragi), in una fase critica della loro vita, in quella fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, in cui non si ha un’identità ben definita e in cui si incominciano a vivere cambiamenti che spesso si affrontano da soli e che possono spaventare. Così Minato, che frequenta l’ultimo anno della scuola elementare e si trova in un momento di grande difficoltà, incomincia a comportarsi in modo strano, attirando l’attenzione della madre Saori (Sakura Ando) che cerca di capire cosa stia avvenendo. Da alcuni suoi mezzi racconti, arguisce che suo figlio ha subito abusi psicologici e dure punizioni dal nuovo professore Hori, per cui inizia una sua battaglia contro la scuola e l’insegnante.

Ma la verità sarà molto diversa da quella che lo spettatore si ritrova a vedere. Nella seconda parte del film si scopre che tutto questo è condizionato dalle voci che girano sul professore, che poi si riveleranno infondate, come anche quelle sulla rigida preside, che nasconde qualcosa del suo passato. Continuando a indagare Saori, scopre che Minato viene bullizzato. In realtà la verità è un’altra, grazie alle diverse informazioni e prospettive apprese dall’insegnante e dal figlio Minato. Una verità cruda e difficile, un rapporto tra adolescenti coperto da menzogne e segreti per paura del marchio da parte della società.

Non è Minato a essere bullizzato, ma il suo compagno di classe Yori, un bambino con un padre violento che lo denigra e lo picchia con l’intenzione di farlo diventare uomo. Il non essere capiti, il sentirsi soli e non ascoltati, induce i due ragazzi a scappare e a rifugiarsi in una ferrovia abbandonata. E così mentre giocano, sognano senza limitazioni e regole ferree; nasce tra loro un sentimento che va oltre l’amicizia, con naturalezza e semplicità.

Una condanna dell’ipocrisia e delle pressioni sociali

L'innocenza, un mondo da rispettare
Un’altra scena del film (titoloinglese “Monster”).

Il regista guida lo spettatore in un viaggio introspettivo attraverso il quale può affrontare le sue paure, le proprie credenze, i propri pregiudizi, alimentati da una società molto spesso ipocrita in cui molti si rifugiano per non affrontare se stessi. Perché ciò che è diverso, non conosciuto, spaventa, in quanto non si sa gestire, perché è qualcosa di sbagliato. Ma chi ha deciso che quel modo di essere o di agire o di pensare sia giusto o sbagliato? Sono queste e altre domande che il film metaforicamente ci pone, affrontando con semplicità e alcune volte con crudezza argomenti spinosi di non facile argomentazione. Kore-eda nella parte finale affronta il rapporto tra Yori e Minato, tra la fluidità di genere e la complicità infantile. La fluidità di genere è una delle massime espressioni di libertà individuale del nuovo millennio, al di là delle regole e dei pregiudizi.

Il messaggio più forte del film sembra proprio una condanna dell’ipocrisia e delle pressioni sociali.  L’Innocenza, il cui titolo originale è Monster per le mostruosità psicologiche e fisiche di alcuni personaggi del film (il padre di Yori asserisce che il figlio è un mostro, che ha il cervello di un maiale: frase ripetuta spessissimo al figlio che si sente sbagliato e insicuro) fa riflettere su come nulla è come sembra, che occorre andare oltre e non soffermarsi su quello che appare.

Vi chiederete come mai il titolo italiano è completamente diverso da quello originale. Ebbene la spiegazione sta nello spostamento di prospettiva, cioè verso la purezza e genuinità infantile, verso quei piccoli esseri che hanno difficoltà ad accettare se stessi e le loro emozioni.
L’Innocenza è un film delicato, se vogliamo poetico, che dà vita a miriadi di emozioni. Un film contro la violenza, fisica e psicologica, nei confronti dei bambini, contro il non amore verso coloro che sono indifesi e che vogliono essere amati per come sono e non per come gli altri vogliono che siano.

Per saperna di più
Trailer in italiano

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