Un film sull’inizio della carriera di Trump, la sua formazione, le sue norme
02/12/2024 Posted by Terry Bruno su Karmanews

Un ritratto inclemente del giovane Trump, istruito e plasmato da un avvocato senza scrupoli.
REGIA: Ali Abbasi
CAST: Sebastian Stan, Jeremy Strong,
Martin Donovan
DURATA: 120 minuti
DATA DI USCITA: 17 ottobre 2024
DISTRIBUTORE: BIM Distribuzione

The Apprentice è un biopic che esplora il mondo americano del potere e dell’ambizione, descrivendo nei dettagli la nascita di una cultura in cui viene sempre più esaltato il divario tra vincitori e vinti, tra potenti e perdenti, ma soprattutto esamina il complicato aspetto psicologico delle persone che costituiscono questo mondo di apparenze e sopraffazione.
Diretto da Ali Abbasi, The Apprentice narra l’ascesa di Donald Trump nel mondo americano degli squali, nella New York (ricreata a Toronto) dei primi anni ’70. Nel film, forse vi stupirete, l’apprendista è proprio Trump, splendidamente interpretato da Sebastian Stan, che impara a essere quell’uomo che oggi noi tutti conosciamo: senza scrupoli, apparentemente sicuro di sé, in perenne competizione con gli altri in un mondo in cui solo lui deve essere vincitore.
Eppure inizialmente, all’età di circa 20 anni, il giovane Donald non era così spietato. Era molto meno strutturato, anche se sempre ambizioso e reattivo, ma cordiale, un po’ indeciso. Una persona completamente diversa da ciò che è oggi.

La sua vita cambiò quando incontrò sul suo cammino uno degli avvocati più spietati di allora, arrivato alla ribalta per aver fatto condannare a morte i coniugi Rosemberg. Era il legale degli uomini più facoltosi del momento, come Onassis, Andy Warhol, ma anche della mafia. Insomma un uomo senza rimorsi.
Ma Roy non era altro che il risultato di un ambiente familiare privo di amore, con un vuoto interiore enorme, alla ricerca di quel sentimento di cui era stato privato. Egli voleva dimostrare di essere in gamba. In che modo? Acquisendo un potere per riscattarsi da quell’infanzia priva di affetto.
Un vuoto interiore da riempire con vittorie e riconoscimenti
L’amore e le attenzioni, dal momento in cui nasciamo, sono importanti per il nostro sviluppo emotivo, per la nostra autostima e soprattutto per la costruzione della nostra identità. Quando c’è un ambiente privo di affetto, di trascuratezza, indipendentemente dalle motivazioni per le quali vengono attuate, da adulti si diventa affamati di riconoscimenti e gratificazioni. E allora in ambito affettivo, si rischia di stabilire relazioni di dipendenza da un partner su cui si riversano i propri bisogni, cercando di riempire quei vuoti diventati voragini. La relazione di coppia diventa quindi un modo per guarire le proprie ferite. In ambito lavorativo e relazionale in genere, si può sviluppare un’indifferenza verso la sofferenza degli altri. È un congelare le proprie emozioni a discapito di chi entra in relazione con se stessi. Una sorta di forma reattiva a ciò di cui si è stati privati.

Roy era diventato incurante degli altri. Il suo obiettivo era la sua affermazione e aveva stabilito tre regole per avere successo, trasmesse poi a Donald: attaccare sempre il nemico; negare sempre ogni accusa; non ammettere mai la sconfitta. Regole che Trump fa sue appieno, superando addirittura il suo maestro (in seguito gli negherà aiuto disinteressandosi anche delle sue precarie condizioni di salute).
Non molto diverso come comportamenti di vita, è la figura di Donald, un ragazzo che a tutti i costi cerca di sottrarsi allo strapotere di un padre di successo, ingombrante e spesso denigrante. Interessante è osservare il tipo di relazione che il padre ha con i suoi figli, il modo in cui li tratta facendoli sentire dei falliti e inetti, soprattutto nei confronti del figlio maggiore Fred Jr. di cui non riconosce assolutamente la sua professione di pilota di aereo.
Fred Jr. aveva avuto l’ardire di fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che il padre aveva costruito nel settore immobiliare. Certo non è facile essere figli di genitori ingombranti, pronti a criticare ogni operato, se non coincide col proprio modo di pensare. Ci si può chiedere cosa può portare tali genitori a essere così sovrastanti. A volte, il successo professionale può mascherare insicurezze personali, per cui il criticare i figli potrebbe essere un modo per sentirsi superiori o per compensare le proprie paure, ma anche il riproporre uno schema vissuto durante l’infanzia. Il risultato è che i figli possono credere che il loro valore dipenda dal successo, per cui cercheranno incessantemente di ottenere l’apprezzamento desiderato.

Senz’altro il comportamento paterno ha plasmato la personalità di Donald: la ricerca di un riscatto e un riconoscimento dall’ambiente in cui era vissuto. Il problema è stato che, una volta iniziato a capire come riuscire a essere un vincitore, senza considerare la parte emotiva di chi lo circondava, ha alterato la sua percezione della realtà.
Basti pensare alla relazione con la sua prima moglie Ivana (Maria Bakalova), una donna da conquistare e poi umiliare, stuprata senza pietà per dimostrare il suo potere e controllo, solo perché lei insisteva nel chiedergli più attenzione e amore. Per Trump la pietà era solo per i perdenti e i rapporti umani un modo per raggiungere i propri obiettivi. Che non bisognava mai ammettere di avere torto, mai arrendersi e alzare sempre più il tiro per colpire l’altro e metterlo al tappeto.
Secondo Donald il mondo si divide in due categorie: i killer e i perdenti e lui, da vero killer, rappresenta l’elemento naturale per essere vincente.
The Apprentice descrive una società degli anni ‘70 che non si discosta molto da quella attuale. Una società in cui la verità è molto relativa e la realtà è solo l’espressione di ciò che viene raccontato. Una società in cui una bugia ripetuta più volte può essere divulgata come verità e che la cosa più importante è vincere, indipendentemente da come.
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