Le convinzioni


Ciò che noi crediamo influenzerà ciò che riteniamo possibile. Se si è convinti che avremo successo in qualcosa, raggiungeremo l’obiettivo, ma se riteniamo il contrario non faremo altro che sabotarci. Le nostre convinzioni rappresentano le opinioni che abbiamo di noi stessi, delle altre persone e delle situazioni che viviamo. Esse sono considerazioni emotive, spesso non basate sui fatti. Ad esempio, se crediamo di essere in forma, stiamo affermando di avere una sensazione di certezza rispetto allo stare bene. Se invece non ci credessimo, cioè fossimo convinti del contrario, questa convinzione ci frenerebbe.

Le convinzioni, comprese le limitanti, si formano entro i 7 anni e sono trasmesse dall’ambiente in cui viviamo, per esempio: dai genitori; dagli amici; dagli insegnanti; dai preti. Molte delle nostre convinzioni sono delle generalizzazioni che produciamo in seguito alle nostre esperienze di vita, ma anche ad avvenimenti accaduti ad altre persone, di cui abbiamo sentito parlare, ed esperienze non accadute realmente, ma soltanto

Credere in se stesso (foto da Pixabay)

Credere in se stesso (foto da Pixabay)

immaginate. A mano a mano che le nostre esperienze confermano le nostre convinzioni, ecco che si formano le credenze che si radicano sempre più profondamente. Se vi sembra strano che esperienze solo immaginate possano costituire la base per costruire i modelli che ci servono a orientarci nel mondo, basta pensare all’effetto che fa, a un partner geloso, il fantasticare sui presunti tradimenti della partner: le esperienze immaginate possono avere lo stesso peso (o anche superiore, a volte) rispetto a esperienze realmente vissute. Infatti, Richard Bandler dice una cosa che ritengo veramente interessante: “Le persone non reagiscono emotivamente ai fatti, né alla loro descrizione. Esse reagiscono ai significati che i fatti hanno per loro. Quindi le emozioni non sono una funzione della realtà, ma una funzione delle credenze che attribuiscono un senso alla realtà”.

Sono le figure parentali che ci donano i loro valori durante il periodo dell’imprinting, e una volta che una convinzione è acquisita dimentichiamo che può essere cambiata e diventa la nostra realtà. Le convinzioni, allora si trasformano in un filtro attraverso cui percepiamo il mondo. Noi non possiamo percepire tutta la varietà e la complessità della realtà, ma solo una sua rappresentazione semplificata. Questo accade a causa del fatto che il nostro apparato sensoriale (che è quello che ci permette di entrare in contatto con la realtà) è limitato, e quindi non percepisce tutto il “percepibile”. Inoltre, è limitata anche la nostra capacità cosciente di gestire le informazioni. Quindi, di volta in volta, “scegliamo” cosa percepire e su cosa puntare la nostra attenzione. In queste scelte siamo guidati dal nostro sistema di convinzioni. Se, ad esempio, ho una convinzione che il mondo non è un luogo sicuro ma pieno di pericoli, quando leggerò un giornale attiverò un processo di “attenzione selettiva”, per cui la mia attenzione sarà attirata da tutte le notizie relative a incidenti e situazioni pericolose e verranno messe da me in primo piano. la mia conclusione rispecchierà il mio primo pensiero, cioè che il mondo non è un luogo sicuro perchè è pieno di pericoli. Si realizza così la #profezia autoavverantesi, nel senso che io mi metto nelle condizioni di avvalorare ciò che pensavo.

Altri esempi che possiamo considerare sono: quando una squadra scende in campo ritenendosi battuta in partenza e alla fine uscirà sconfitta dall’incontro; l’effetto placebo, cioè gli esperimenti a “doppio cieco” che si effettuano per testare nuovi farmaci, il 25% circa dei soggetti che hanno assunto una sostanza inerte, un “placebo” appunto, credendo di assumere un farmaco, presentano miglioramenti della sintomatologia e guarigioni.

Un modo per scoprire le nostre convinzioni, in particolare le limitanti, consiste nel riflettere sull’atteggiamento dei nostri genitori nei confronti delle relazioni, del denaro, del sesso, ecc. Ci potremmo così accorgere che forse li stiamo modellando inconsciamente, oppure ci stiamo ribellando al loro comportamento.

Tenete presente che ogni cosa che vediamo, sentiamo, tocchiamo, gustiamo e ecc., viene immagazzinata nel nostro cervello e se affermiamo di non ricordare qualcosa è quello che ci succede. Siamo circondati da convinzioni di ogni tipo, dal pensare che quel gusto di gelato non ci piaccia fino a credere che non possiamo fare una determinata cosa perché non ne siamo in grado. A mano a mano che avvalliamo le nostre convinzioni le trasformiamo in credenze che si radicano sempre più profondamente.

Le convinzioni possono essere consce o inconsce: in alcuni casi cioè siamo consapevoli di ciò che crediamo, mentre in altri, la maggior parte delle volte, non lo siamo affatto. E questo è un problema serio, perché le convinzioni inconsce, quando sono limitanti, sono le principali responsabili dei nostri autosabotaggi e, in generale, della nostra infelicità. Per questo è importante conoscerle e trasformarle.

Esistono convinzioni potenzianti e limitanti,

Le credenze sono le bussole e le mappe che ci guidano verso le nostre mete, perché ci danno la certezza che le raggiungeremo. Senza le nostre credenze siamo come una barca senza motore o senza timone che va alla deriva. Il mondo in cui viviamo è quello in cui scegliamo di vivere, consciamente o inconsciamente. Se scegliamo la felicità è quella che avremo, se scegliamo l’infelicità avremo l’infelicità. Il primo passo, quindi, verso l’eccellenza consiste nel trovare le credenze verso il risultato a cui tendiamo. Bisogna, però, conoscere non solo il risultato, ma intraprendere anche un’azione sapendo quali conseguenze ne verranno, ed essere elastici nel modo giusto per arrivare all’obiettivo.

Per ristrutturare le convinzioni limitanti occorre farci alcune domande:

Questa convinzione vale sempre o solo in alcuni contesti (ad esempio quello lavorativo)?

Cosa direi a qualcuno che avesse questa stessa convinzione? Che consigli gli darei?

È mai capitato di avere dei risultati che hanno dimostrato che il contrario?

Conosco qualcuno che ha quest’altra convinzione? Come si comporta?

Per saperne di più guardate il video