A scuola di emozioni


Di Terry Bruno, psicoerapeuta e formatrice PNL

Il ruolo e l’importanza delle emozioni nell’apprendimento sono state sottovalutate sino alla seconda metà del secolo scorso. Dell’emotività se ne parla poco o mal volentieri come se non facesse parte del sistema educativo, invece ne è uno dei capisaldi.
Lo sviluppo dell’intelligenza è inseparabile da quello dell’affettività che comporta curiosità, passione, fonti indispensabili della nostra armonia interiore. Le emozioni hanno un ruolo fondamentale ai fini della razionalità, guidando le nostre decisioni in ogni momento in stretta collaborazione con la parte razionale. In pratica è come se avessimo due cervelli, due menti, due diversi tipi d’intelligenza: quella cognitiva/ razionale e quella emotiva.
Le emozioni si formano attraverso il vissuto psicologico di ognuno, per cui specifiche e uniche, anche se uguali per tutti. La loro unicità è data dall’essere percepite in modo soggettivo, la loro uguaglianza dall’essere manifestata dalle stesse espressioni fisiche, con modelli stereotipati che fanno parte del linguaggio del corpo.
Gli insegnanti hanno la consapevolezza di come i turbamenti emotivi influenzino le capacità intellettive dei bambini e degli adolescenti. L’ansia, l’ira, la depressione sono tra le emozioni che maggiormente interferiscono sull’apprendimento, sull’attenzione e sui comportamenti relazionali in classe e fuori. Gli studenti che si trovano in questi stati d’animo non imparano perché non riescono né a ritenere le informazioni, né ad applicarle in modo proficuo. Se, invece, sono molto forti, in particolare le emozioni negative (come la nascita di un fratellino, la morte di una persona cara, o una separazione lacerante in casa) non fanno altro che indirizzare l’attenzione del ragazzo sulle proprie preoccupazioni distogliendolo dall’attività scolastica.
L’emotività può essere talmente forte da determinare un blocco della facoltà intellettiva che si manifesta con una scena muta di un’interrogazione orale o la consegna in bianco di una verifica scritta.
Ma la non gestione della propria emotività può portare all’insorgenza, anche, di episodi di teppismo, vandalismo e bullismo, che sono sempre più frequenti nelle scuole attuali.
Lo studente ansioso è, spesso, destinato a fallire e questo per varie motivazioni:
a causa di un suo dialogo interno, la cosiddetta vocina che non fa altro che dire: «Non ce la farò», o «Non sono capace», o «E se sbaglio?», o «Non so niente»;
a causa di un’immagine di se stesso che affronta l’interrogazione o una prova scritta in modo negativo;
a causa di sensazioni che può avvertire a livello dello stomaco, dell’intestino (scariche diarroiche), del petto (respiro corto, tachicardia), della testa (continui mal di testa).
Se durante una prova orale o un esame l’alunno è preoccupato di fallire porrà meno attenzione alle risposte che dovrà dare e quindi si è di fronte alla cosiddetta “profezia autoavverantesi”. In pratica, non solo si predice una situazione disastrosa, ma anche si spinge verso essa.
Ma l’ansia non è sempre negativa in quanto vi sono studenti che sotto stress rendono meglio perché sono stimolati a studiare di più per prepararsi e dare una buona prestazione.
Come le emozioni negative possono intralciare la capacità di pensare, quelle positive, come l’entusiasmo e la fiducia in se stessi, possono potenziare tale capacità indirizzando il soggetto verso la realizzazione dell’obiettivo.
Un leggero stato di esaltazione sembra essere lo stato ottimale per gli scrittori e per soggetti impegnati in attività creative che richiedono un pensiero fluido e fantasioso. Il buon umore, quindi, sembra essere importante nel favorire la capacità di pensare e creare, in quanto si semplifica la soluzione di problemi. Basti pensare a come noi reagiamo con creatività ed estro nel momento in cui siamo in uno stato di benessere, siamo in grado di superare ostacoli insormontabili che ci appaiono ancora più grandi in situazioni di malessere. Quando siamo di buon umore la memoria ne risente positivamente. Ne risulta, quindi, l’opportunità di creare un ambiente rilassante e gioioso prima di un test importante. Questo è particolarmente efficace quando ci si rende conto dello stato ansioso in cui può trovarsi lo studente. Si può sdrammatizzare la situazione distraendo la sua attenzione su qualcosa d’interesse per lui, creando, in questo modo, un rilassamento, per poi iniziare ad esempio con l’interrogazione.
L’ansia anticipatoria si può, però, prevenire creando delle situazioni di successo tramite le quali lo studente comincia ad acquisire la consapevolezza delle sue capacità nella risoluzione di problemi. Numerosi studi hanno confermato come le reazioni emozionali degli studenti (ad esempio gioia, orgoglio) sono più intense se essi hanno affrontano positivamente compiti che aumentano man mano di difficoltà, permettendo la realizzazione del successo da parte dell’alunno. Dal completamento di un compito difficile deriva un senso di competenza che potenzia la motivazione a fare sempre meglio e aumenta la voglia di apprendimento.
Bisogna ricordare che gli studenti tendono a evitare compiti e problemi che ritengono superino le loro capacità mentre cercano attività che sono in grado di gestire. Tutto questo è sorretto da emozioni positive che inducono a:

  • sostenere la voglia a dedicarsi a compiti più impegnativi e di portarli a termine;
  • focalizzare l’attenzione sulle strategie più valide;
  • ridurre la paura di sbagliare e l’ansia anticipatoria.

La percezione di essere in grado di affrontare e superare le difficoltà e le reazioni emozionali che possono emergere nell’ambito didattico, svolge un ruolo importante. Tale percezione è anche influenzata dal feedback e dal clima sereno che l’insegnante è in grado di creare, favorendo la capacità di scoprire le risorse utili all’apprendimento.
L’ottimismo è, quindi, un atteggiamento che impedisce al soggetto di sconfinare nella depressione e nell’apatia, con gravi conseguenze per il rendimento scolastico.
Un’educazione e una conoscenza delle proprie emozioni può essere utilizzata positivamente per una migliore crescita psico-affettiva.
Risulta, quindi, evidente come l’aspetto emotivo svolga un ruolo rilevante nella nostra vita. Non bisogna dimenticare che l’Io è costituito da emozioni, sentimenti, passioni, oltre che da razionalità e ragione.
Questo spiega perché sempre più l’attenzione degli esperti e non, è rivolta a tutti gli aspetti che vanno a costituire la personalità di un individuo e come essi interagiscono e s’influenzano.
Anche l’OMS (1994) ha avvallato il ruolo primario delle emozioni, in quanto inscindibili dal benessere personale e intellettivo dell’individuo. Ma non dobbiamo dimenticare il ruolo svolto dalla capacità di relazionare con gli altri, perché nel momento in cui si è insicuri dei propri rapporti con gli altri, si tende a concentrarsi su ciò che si crede gli altri si aspettano da noi. Nel momento in cui, ad esempio, un’insegnante presenta nuovi argomenti o propone un insegnamento di un compito difficile, si ha uno spostamento dell’attenzione degli studenti sulla relazione con gli altri: chi altri lo sa fare, chi lo ha già capito, come l’insegnante propone il compito, con conseguenti emozioni che insorgono. L’insegnante, in questo caso, funge non solo da veicolo d’informazioni, ma soprattutto da modello di come deve essere un esperto di ortografia o di matematica.
Incanalare, quindi, le emozioni risulta essere fondamentale per il raggiungimento dell’apprendimento, regolando i propri stati d’animo in modo da facilitare invece che ostacolare il pensiero cognitivo e trovando la motivazione che spinga ad insistere a provare nonostante gli insuccessi.
In ogni caso, applicata ai nostri sforzi, un’adeguata emozione può rivelarsi il carburante necessario affinché un potente motore possa rendere al meglio.