Cambiamo modo di fare lezione


Di Terry Bruno, psicoerapeuta e formatrice PNL

Perché non cambiare modo di fare lezione?
Nella Scuola prevalgono programmi convergenti basati sulla logica, cioè sulla capacità di assimilare coerentemente le informazioni; sulla raccolta di dati, partendo dal presupposto che esistono risposte giuste o sbagliate, mentre tutto ciò che riguarda la capacità propositiva, progettuale, inventiva, spesso è lasciato alla preparazione e alla sensibilità degli insegnanti.
Un nuovo modo d’insegnare sarebbe quello di portare l’alunno verso un apprendimento generativo, che offre la possibilità di nuove scelte, consentendo di esaminare la situazione, il problema da varie angolature.
Le domande fondamentali che guidano tale apprendimento sono:

  • Quali altre idee potrei avere su questo argomento?
  • Quale altro significato potrebbe avere questo fatto?
  • Come si potrebbe utilizzare diversamente tutto questo?

Affinché tutto ciò si possa realizzare è necessario non perdere, non sopprimere la curiosità, il desiderio di esplorazione, che permettono di scoprire nuove relazioni, connessioni tra cose che apparentemente non ne hanno, e trovare nuove soluzioni.
Ed è proprio dalla curiosità che prende il via la creatività.

La creatività può essere considerata:

  • come capacità di produrre idee nuove (aspetto intellettuale);
  • come disposizione a farsi venire in mente qualcosa (aspetto motivazionale);
  • come coraggio di pensare in modo nuovo (aspetto emozionale).

L’insegnante può promuovere la creatività dei suoi scolari da due punti di vista: da un lato aiutando i bambini a produrre idee originali e creative; dall’altro creando un’atmosfera didattica nella quale la creatività infantile possa svilupparsi liberamente.
Un modo per poter alimentare la creatività è “l’arte del giocare”.
Essere capaci di giocare significa entrare temporaneamente in un ruolo: “interpretare un personaggio”, “esprimere un’emozione”. Non a caso si utilizzano sempre più, nei corsi di formazione, giochi di ruolo che permettono di entrare in contatto con se stessi e diventare più spontanei e meno controllati.
Giocare con fatti, oggetti, parole, persone e situazioni, abitua a cogliere altri punti di vista, a osservare aspetti insoliti anche in informazioni banali.
Il gioco fa crescere la capacità propositiva, progettuale, inventiva. L’elemento chiave di questa capacità è dato dalla quantità di nozioni che occorre creare. È importante che il loro numero sia elevato in quanto i primi concetti che vengono in mente sono ovvi e banali. Più vasto è l’elenco di opzioni, più materiale c’è da scegliere, utilizzare per creare altre idee, progetti.
Perché accontentarsi di una sola soluzione quando si deve risolvere un problema?
Il gioco è un’esperienza formativa che coinvolge sia la sfera cognitiva che quella emotiva e relazionale, ed è proprio attraverso esso che si può educare l’alunno all’apprendimento generativo, alla progettualità, all’ascolto, al dialogo, alla gestione non violenta dei conflitti, in poche parole all’arte del vivere.
Avremo modo di esaminare, negli articoli successivi, alcune giochi e tecniche utili allo sviluppo della creatività, dell’autostima, della leadership.
Un gioco che risulta essere di valido utilizzo nel campo della comunicazione interpersonale e per la risoluzione di problemi è: “A cosa serve?”.
Lo scopo è riuscire a trovare almeno tre nuove idee da mettere in pratica circa l’impiego di un oggetto di uso quotidiano.
Il gioco si svolge dividendo la classe in tre gruppi, a cui viene chiesto di immaginare le varie possibilità d’impiego, interessanti ed insolite, che può avere un oggetto di uso quotidiano: bicchierino di carta, corda, ecc..
È assolutamente vietata ogni forma di giudizio, in modo che ogni bambino si senta libero di esprimere qualsiasi idea.
Vanno annotate almeno 30 idee possibili, circa l’impiego, in un tempo definito di circa 20 minuti.
Il numero elevato d’idee richieste è dovuto al fatto che le prime idee che emergono sono a basso grado di creatività. Ad esempio nel caso del bicchiere di plastica: vaso di fiori, contenitore di oggetti…; nel caso della corda: cintura, laccio per catturare animali, guinzaglio…
Le idee raccolte vanno filtrate fino a ricavare tre soli concetti pratici e innovativi, che rappresentano modi nuovi o creativi di adoperare ad esempio il bicchiere di plastica: piedistallo per una candelina da mettere sulla torta, museruola per cagnolino, cappellino con piuma.
Un altro gioco che permette di affrontare il problema da diverse prospettive è quello di pensare ad un oggetto utilizzando tutti i sensi. Ad esempio pensiamo ad un mazzo di chiavi: cosa vediamo (oggetti metallici uniformi con un bordo dentellato), che sensazione ci procura (si sentono superfici fredde e dure), che rumore sentiamo (un suono stridulo), hanno un odore (poco) e che sapore percepiamo (metallico). A questo punto si passa alla definizione dell’oggetto in termini di chi? Cosa? Dove? Quando? Come? Perché? (A chi appartengono queste chiavi? Cosa aprono? Dove si usano? Come si usano? Perché si usano?). In questo modo si attivano le connessioni tra pensiero convergente (logico) e pensiero divergente ( creativo).
Possiamo concludere dicendo che la creatività è una combinazione di fluidità, di flessibilità, di originalità, di valutazione d’idee, che permette di abbandonare gli schemi di pensiero abituali per altri diversi e produttivi, tali da consentire ad ognuno di poter affrontare ogni possibile cambiamento senza paure ed angosce.