I bambini ci insegnano. Omaggio alla Montessori dalla Francia, in un doc


“Il bambino è il maestro”, documentario del francese Alexandre Mourot, dedicato al  metodo educativo dell’antropologa e psichiatra Maria Montessori, ancora oggi tra i metodi didattici più all’avanguardia. Basato sulla libertà, quella attraverso cui il bambino apprende attraverso le proprie abilità e senza pregiudizi indotti, è uno strumento prezioso anche per lo sviluppo della società. “Il bambino può fare molto per noi, più di quello che possiamo fare noi per lui”, diceva Montessori…

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Un bellissimo documentario che esplora il pensiero montessoriano, quel suo modo tutto particolare di educare il bambino al di là della conoscenza culturale, portandolo a scoprire le proprie risorse e abilità, utili non solo alla sua formazione ma anche allo sviluppo dell’umanità.

È Il bambino è il maestro del francese Alexandre Mourot che, nella più antica scuola Montessori di Francia, ha seguito per circa due anni il modo di vivere la classe dei piccoli alunni, mostrandone la curiosità e la spontaneità.

Alla base di questa sua ricerca il desiderio di rispondere a “cosa pensano, cosa visualizzano i bambini mentre agiscono”. Osservandoli, infatti, ci si può rendere conto che se non vengono ostacolati o allarmati, si spingono oltre e più le cose sono difficili, più sono motivati.

Il film è un omaggio al metodo educativo dell’antropologa e psichiatra Maria Montessori che ha creato un diverso modo d’interagire con i bambini nel loro periodo di vita che va dai 3 ai 6 anni. La Montessori è partita ponendosi delle domande circa il modo di apprendere dei piccoli.

Ciò che l’ha stimolata è stato chiedersi se sia peggio lasciar fare a un bambino ciò che vuole o mettersi a pensare al suo posto. Ritengo che questa sia una delle domande che molti giovani genitori si pongono o debbano porsi quando inizia il loro percorso educativo. Molto spesso mi capita di incontrare genitori che mi chiedono come comportarsi con i loro figli per evitare di poter trasmettere loro allarmismi, ansie, paure.

Dobbiamo tener presente che la parte più importante della vita è quella che va dalla nascita ai sei anni, periodo in cui si forma non solo l’intelligenza ma anche l’insieme delle facoltà psichiche. Il messaggio che la Montessori esprime è che è importante lasciare i bambini liberi di agire e di fare ciò che vogliono, liberando le proprie risorse, abilità in un continuo movimento.

È stato dimostrato, anche in seguito dalle neuroscienze, che l’apprendimento migliore si ha muovendosi e che ognuno ha un proprio ritmo. Lasciare il bambino libero di esprimersi soprattutto nel movimento e nella manualità, facilita la concentrazione. Se poi si unisce a ciò che vede e tocca anche la parola, il suo interesse sarà più ampio, profondo e duraturo nel tempo. Questo è dovuto al fatto che vengono stimolati tutti i sensi, elemento ripreso anche dalla PNL (Programmazione Neurolinguistica) che ritiene fondamentale il loro coinvolgimento per l’apprendimento. L’obiettivo è stabilire una coordinazione psicomotoria che faciliti la concentrazione, aiutando l’organizzazione naturale del cervello.

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In questo modo il bambino costruisce la sua dignità, dando libero sfogo al suo maestro interiore. Si è osservato, grazie ai risultati di vari esperimenti effettuati nei diversi paesi del mondo, che i bambini hanno molta difficoltà a concentrarsi su ciò che viene detto oralmente, mentre non lo è se possono manipolare. Lo sviluppo dell’attività manuale è legato a quello dell’intelligenza e in modo più ampio a quello della civiltà. Infatti l’uomo quando pensa agisce con le sue mani.

Per la Montessori le classi dovevano essere formate da gruppi numerosi con età variabile dai due anni e mezzo ai sette, proprio perché l’interesse sociale fosse proporzionale alla varietà dei gruppi e all’età. Il vantaggio della diversità di età è che i bambini si aiutano l’un l’altro, senza invadere l’altrui spazio, intervenendo solo quando è necessario e accettando i suggerimenti altrui, senza  vivere l’invidia, né l’umiliazione per ciò che gli altri sanno fare. Per loro è importante osservare e carpire informazioni. Questa strategia è quella alla base del “modellamento”, cioè l’osservazione e la riproduzione meticolosa dei comportamenti osservati attentamente negli adulti. Infatti nelle aule, oltre al materiale didattico, sono presenti ambienti che riproducono la quotidianità familiare in modo tale che i bambini possano sperimentare ciò che hanno visto.

Nel film interessante è osservare come un bambino più grande insegni al più piccolo la lettura delle lettere attraverso il toccare e il suono della lettera stessa, o il nome di un oggetto. Per cui essi ascoltano e imparano giocando senza sentirsi giudicati, come invece spesso accade con gli adulti che tendono a consigliare e a giudicare, bloccando l’autonomia del piccolo e generando dipendenza.

I bambini intorno ai 4 anni hanno molta sensibilità per il linguaggio scritto e questo è il periodo migliore per iniziare l’apprendimento della lettura. Sino ai 7 anni assimila la costruzione logica del linguaggio e anche i più piccoli dettagli dell’intonazione. Questo stato creativo inconsapevole, viene chiamato “la mente assorbente”, che si crea in seguito a una sensibilità interiore temporanea.

Ma qual è il ruolo dell’educatore Montessori?

Liberarsi dai propri pregiudizi, saper restare passivo in modo tale che il bambino possa essere attivo, liberando le proprie abilità per diventare, come recita il titolo del documentario, “maestro di se stesso”. Così che l’indicatore di riuscita per un educatore montessoriano è quando i bambini lavorano come se lui non esistesse.

Consiglio vivamente il doc di Alexandre Mourot agli educatori della prima infanzia, ai genitori ma anche a tutti noi, per capire cosa abbia influito o meno nella nostra formazione di adulti.

La libertà interiore è il bene più prezioso per il nostro futuro, poiché ogni errore compiuto sull’educazione non ha conseguenze solo sul bambino ma anche, in seguito, sulla società e sul progresso della civiltà.
Maria Montessori diceva: “il bambino può fare molto per noi, più di quello che possiamo fare noi per lui”.