L’ascolto profondo


Quando si parla di comunicazione, si pensa sempre che la cosa più importante sia sapersi esprimere. Ma non è così. L’arte più sottile e preziosa è saper ascoltare. Questo è vero in qualsiasi forma di comunicazione, anche se apparentemente non è un dialogo. Nel processo di comunicazione la capacità di ascolto rappresenta una condizione essenziale per conoscere in modo più approfondito chi ci è di fronte, per entrare in contatto con le loro specifiche esigenze.

La possibilità di capire e di farsi capire aumenta se si attivano processi comunicativi bidirezionali all’interno dei quali gli obiettivi, le percezioni e gli intersessi dei diversi interlocutori possano ricevere tutti ascolto e riconoscimento.

Vi è mai capito di parlare con qualcuno e rendervi conto che si accinge a rispondervi prima ancora che voi abbiate terminato? O di avere la sensazione che le vostre parole stiano incontrando un muro di gomma contro cui rimbalzano senza avere alcun effetto? O ancora di aver ascoltato qualcuno e dopo che lui o lei ha finito di parlare vi siete resi conto di non aver la minima idea di quanto è stato detto?

In questa situazione possiamo dire piuttosto di aver udito ma non ascoltato. Udire è un atto fisico, ascoltare è un’azione intellettuale ed emotiva. Chi ode riconosce i suoni, chi ascolta capisce cosa è stato detto. L’arte più preziosa è saper ascoltare.

Lo stesso Cicerone duemila anni fa diceva “ Vi è un’arte del silenzio che vale quanto l’eloquenza”.

Ascolto attivo  foto di Gerd Altmann da Pixabay

Ascolto attivo
foto di Gerd Altmann da Pixabay

Questa capacità contribuisce notevolmente ad essere dei buoni figli, degli insostituibili compagni, dei buoni genitori, è indispensabile ai medici, agli insegnanti, ai manager, agli psicologi, agli addetti alle vendite a chi vuol dare aiuto. Ma oltre a saper ascoltare è indispensabile essere consapevoli di poter accettare l’altro e, quindi, essere disponibili a mettersi nei panni dell’altro, a  sospendere i (pre)giudizi nei suoi confronti e a voler instaurare un rapporto consapevole e, nel tempo, più sereno.

Tutto questo è importante nelle scuole non solo come prevenzione per i disagi e le difficoltà adolescenziali, ma diventa anche una premessa indispensabile per raggiungere risultati positivi sia per l’insegnamento che per l’apprendimento.

Quello che sempre più emerge nei rapporti relazionali é l’esigenza di un recupero del linguaggio emozionale.

L’arte dell’ascolto presuppone la capacità di accogliere/raccogliere tutte le informazioni e i significati presenti in una comunicazione senza filtri e/o pregiudizi di alcun tipo. Questo è dovuto alla diversa mappa del mondo di ognuno di noi per cultura, esperienza, età, sesso, modo di sentire, per cui è molto difficile capirsi immediatamente. Affinchè questo possa avvenire è necessario:

  • un processo d’indagine (l’arte di far domande) per comprendere
  • un processo di rispecchiamento (mirroring) per entrare in empatia, sulla stessa lunghezza d’onda, per sincronizzarsi con i pensieri, sentimenti e parole dell’interlocutore.

L’ascolto efficace permette di riconoscere i punti di vista altrui e avvicinarli nella comprensione dei reciproci bisogni. Esso invita chi parla a continuare la comunicazione fornendo feedback, facendo progredire, step by step, le idee, i sentimenti e gli stati d’animo della persona.Quando l’ascolto è insoddisfacente ci si sente insoddisfatti, frustrati perché il proprio pensiero è stato travisato e allora si sentono frasi del tipo: “Ma non volevo dire questo” oppure “Mi lasci finire il discorso”. In questi casi l’ascolto diventa inefficace (passivo) o parziale.

Abbiamo tre tipi di ascolto:

L’ASCOLTO PASSIVO

E’ un ascolto a scatti perché si pensa ad altro, si formula giudizi, si replica, si consiglia o si prepara ciò che si vuole dire dopo. Sono i tipici ascoltatori dallo sguardo assente, non inviano all’interlocutore nessun segnale.

L’ASCOLTO INTERMITTENTE

Si resta in superficie e non si va al significato di ciò che si è detto. Si sentono le parole ma non le si ascoltano veramente. esso avviene quando si sta pensando alla risposta da dare al proprio interlocutore, o ci si assenta con la mente mentre l’altro parla.

L’ASCOLTO EMPATICO o ATTIVO

Ci si astiene dal giudicare l’interlocutore e ci si mette nei panni dell’altro in modo da vedere le cose dal suo punto di vista. In questo caso chi ascolta pone attenzione a tutta la comunicazione compreso il linguaggio del corpo caratterizzato da:

  • sguardo diretto verso gli occhi dell’ interlocutore
  • corpo proteso verso l’altro
  • rispetto dello spazio prossemico
  • mimica facciale che denota interesse
  • espressioni gutturali (uhm, ah, oh)
  • rispecchiamento (fare da specchio, riformulare quanto si è capito)
  • riformulazione (riassumere ciò che pensiamo l’altro abbia comunicato, e questo può agevolare la comprensione proprio perché la rappresentazione di una cosa può avere un significato diverso per chi parla e chi ascolta).

In conclusione, quando comunichiamo con qualcuno ricordiamoci quanto sia importante ascoltare nel modo più idoneo affinchè si possa creare un clima di fiducia che permetta di far passare la nostra comunicazione.