Le ancore della nostra vita


Continuano gli articoli sulla Programmazione Neurolinguistica: l’Ancoraggio

Psicologia-PNL di Terry Bruno

Pubblicato su Karmanews

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Una delle pratiche più utili della PNL per affrontare le emozioni è l’ancoraggio. Vediamo che cos’è e come si usa.

Il più delle volte non ci rendiamo conto di quanto siamo influenzati dalle nostre emozioni. Vi siete mai chiesti come mai avete provato paura o ansia di fronte a qualcosa che per altri aveva invece un significato diverso? E cosa ha scatenato in voi una musica, una canzone o, ancora un odore, un sapore che risulta indifferente invece per altri?

 

 

Le emozioni che influiscono sul comportamento

Qualunque stranezza che infastidisca il nostro stato emotivo si ripercuote sul nostro modo di comportarci. Pensate a cosa succede quando provate rabbia, paura, irritazione, senso di colpa, insicurezza, frustrazione, o dubbi. I risultati che ottenete sono senz’altro inferiori a ciò che potreste raggiungere.

Al contrario, pensate alle volte che avevate un senso di calma, di sicurezza, di felicità e gioia, o eravate ispirati e creativi, e molto probabilmente avete ottenuto dei esiti superiori, indipendentemente dal contesto.

Facciamo un esempio: per me uno stato di sicurezza e agio mi aiuta a tenere corsi di formazione o conferenze, mentre uno stato di concentrazione mi permette di poter scrivere articoli o libri. Se impariamo a riconoscere gli stati per noi più utili nelle varie situazioni in cui vogliamo eccellere, possiamo cercare di entrarvi quando vogliamo. Questa capacità di creare uno stato funzionale al nostro benessere, viene chiamato in PNL Ancoraggio.

I riflessi condizionati
Se fossimo in un contesto marinaro, penseremmo a un oggetto pesante che, una volta buttato in acqua, tiene una nave ferma in un punto. Anche noi facciamo uso di tanti ancoraggi psicologici, che servono a consolidare, fissare e sostenere. Questi ancoraggi sono il risultato di una potente neuroassociazione tra uno stato interno intenso (forte emozione) e uno stimolo esterno che può essere visivo, auditivo o cenestesico (tattile, olfattivo, gustativo).Cervello_Brain_Iniative_Allen_Istitute_Atlas_neurone_salute_connessione_rete_neurale_DNA_topo_.800x500_c1

Esso è simile al condizionamento classico stimolo-risposta di Pavlov effettuato con i cani. Pavlov, etologo e fisiologo russo, notò che il naturale riflesso salivare dei cani di fronte alla vista della carne, poteva essere condizionato con degli stimoli esterni, quindi non fisiologici.

Egli iniziò suonando una campanella prima di somministrare la carne al suo cane e misurò la salivazione subito dopo aver suonato la campanella e poi all’arrivo della carne. Ripeté il tutto più volte e si accorse che la salivazione del cane iniziava ad aumentare non più all’arrivo della carne, ma già al suono della campanella. Che cosa era successo? Il cervello aveva associato il suono della campanella alla carne. Questo è ciò che accade quando viviamo una forte emozione mentre guardiamo, ascoltiamo, tocchiamo, gustiamo o odoriamo qualcosa.

Ma che cos’è l’ancoraggio?
Durante la nostra vita creiamo tantissime associazioni e collegamenti, spesso inconsciamente, a diverse situazioni che ci troviamo ad affrontare. Alcune sensazioni ci rafforzano, altre ci indeboliscono. Alcune ancora sono per noi motivanti, altre ci fanno reagire in modo fobico. Inconsapevolmente passiamo la maggior parte della nostra vita ad essere preda di ancore. Chi soffre di alcune fobie, avrà sperimentato senz’altro un ancoraggio negativo a una situazione, un luogo, un animale, per poi riviverla in seguito tutte le volte in cui sarà nuovamente a contatto visivo, uditivo o cenestesico.

Un determinato tono di voce ci può ricollegare a un genitore magari molto critico. Una musica ci può ricordare il primo ballo emozionante con la ragazza/o, e riprovare quella emozione ogni qualvolta la si risente. Come potete osservare, le ancore non sono solo negative. Esse sono programmi appresi e stato-dipendenti. Molte di esse si creano durante l’infanzia. L’esperienza iniziale è in genere dimenticata, ma la risposta emotiva rimane nel tempo.

Anche le parole sono ancore
Pensate a quando leggete o ascoltate delle parole che vi riportano alla mente situazioni che non hanno alcun nesso col contesto in cui siete. Pensate alla pubblicità: essa utilizza moltissimo ancore per incoraggiare le persone a comprare un dato prodotto. Ad esempio pongono bellissime ragazze accanto a splendide macchine, oppure si servono di ragazzi statuari per consigliare un profumo da uomo.

Mediante le ancore possiamo riprendere e rivivere un qualsiasi momento della nostra esistenza. Considerate l’ancora creata dai vostri genitori quando vi prendevano per mano e camminavate insieme. Se sollevate un po’ il braccio, ripetendo quei movimenti, ritornerete bambini. Questo avviene perché si è creato a livello cerebrale un solco neurale, che si riattiva ogni volta che ne viene sollecitato. Questo solco neurale è dato dallo stimolo esterno più l’emozione.

Le ancore sono anche molto utili nella nostra vita. Prendiamo il caso di una donna incinta. Se fa ascoltare più volte al feto una musica tranquilla durante la gravidanza, quando il bambino nascerà, il riascoltare quella musica lo riporterà nello stato di benessere vissuto nel grembo materno e si rilasserà. Quando il feto è nel grembo materno, soprattutto quando si muove, per cui si ha la percezione della sua esistenza, è molto importante parlare col bambino. Egli non capisce le parole ma ne riconosce il suono. Il comunicare in modo dolce e tranquillo, determina un ancoraggio uditivo che sarà molto utile in seguito, nella sua vita.

Foto di Tú Anh da Pixabay

Foto di Tú Anh da Pixabay

Come migliorare la nostra vita usando le ancore

La PNL ci permette di trasformare le ancore in qualcosa di cosciente, facendole diventare delle nostre risorse, per aiutarci a migliorare la nostra vita. Come fare? Quando vivete una situazione emozionale molto forte, unite l’indice al pollice della vostra mano, ad esempio sinistra. Sentite l’emozione dentro di voi. Poi disunite le dita, distraetevi un attimo, e ritornate alla sensazione di prima. Quando la sentite di nuovo forte, riunite le dita. Fate questo per almeno tre, quattro volte.

Durante questo procedimento, fate anche molta attenzione al vostro respiro mentre siete nello stato emozionale intenso. A questo punto distraetevi, fate qualcosa, e poi riunite le dita.

Se avete eseguito bene il processo, risentirete lo stato emozionale provato prima. Questo è un ancoraggio cenestesico ed è molto forte. Ogni volta che vi accade qualcosa di buono, ancoratevi. Ancorarsi significa toccarsi, dirsi e guardare qualcosa che in quel momento è associato a un’emozione intensa. Noi abbiamo bisogno dello stato d’animo giusto al momento giusto. L’ancoraggio ci permette di farlo.

 

Foto in copertina di Manfred Richter da Pixabay