“Tre piani” di Nanni Moretti


Lo psicologo al cinema: Terry Bruno

Pubblicato su Karmanews Magazine

Tre-pianiL’ultimo film di Moretti si ispira nella narrazione di tre storie che si intrecciano ai tre livelli della psiche, L’Es, l’Io e il Super Io.

Tre piani, l’ultimo film di Nanni Moretti, un adattamento del romanzo dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, si realizza su tre piani di un edificio che rappresentano metaforicamente l’Es, l’Io e il Super Io, le tre istanze ipotizzate da Freud per spiegare la personalità.

Se prendiamo in considerazione il famoso iceberg da lui descritto, secondo cui l’inconscio è la parte sommersa dell’iceberg, mentre il conscio è ciò che emerge, possiamo osservare che l’Es è tutto nella parte inconscia, mentre l’Io e il Super Io hanno una parte a livello inconscio e la restante parte è a livello conscio.

Dalla loro interazione scaturisce il nostro comportamento.

L’Es è innato e collegato alle nostre pulsioni, al piacere, potremmo dire che rappresenta il serbatoio della nostra vitalità. L’Io è governato dalla realtà e dalla nostra coscienza: esso è come il ferro che si trova tra l’incudine e il martello, mediando tra i nostri bisogni e il mondo che ci circonda. Il Super Io lo possiamo definire la nostra coscienza morale, cioè quella parte che tiene conto dei divieti, degli obblighi, una linea di demarcazione tra ciò che è giusto e ciò che èsbagliato. Ogni “no”, ogni imposizione dei nostri genitori, va ad alimentare il Super Io.

Moretti, regista delle emozioni più segrete

Ed è proprio la rappresentazione di quei desideri reconditi e delle dinamiche inconsce, le paure nate da preconcetti e ossessioni, che ritroviamo nel film di Nanni Moretti, regista e attore nello stesso tempo, insieme a Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Alba Rohrwacher e Adriano Giannini.

Dall’atmosfera di Tel-Aviv del libro di Nevo, Moretti s’insinua in quella di una Roma benestante del rione Prati. Tre storie che s’intrecciano con salti temporali che permettono ai personaggi di crescere e invecchiare e, nello stesso tempo, di rappresentare situazioni della quotidianità che molto spesso tutti noi affrontiamo.

L’avanzare del tempo, che sfugge dalle mani, la solitudine, le paure, i sospetti, la disperazione, sono tutte tematiche che ritroviamo nel corso della visione della pellicola. Dietro le porte chiuse di ogni appartamento scorre la vita di ognuno di noi, con la propria quotidianità, fatta di lavoro, desideri, passioni, conflitti e, perché no, anche gioie.

L’iceberg di Freud, che rappresenta le istamze della psiche.

L’iceberg di Freud, che rappresenta le istamze della psiche.

Tre piani, tre famiglie, tante storie

In questi tre piani vivono famiglie con le loro speranze, con le loro gioie e paure. Dall’osservazione di queste famiglie ci si inoltra nell’esplorazione dell’animo umano, delle relazioni che si formano e s’intrecciano: la necessità di sentirsi amati, la comparsa del tradimento, la paura di lasciarsi andare, il rapporto genitori-figli. Microdrammi familiari che ci sfiorano e alcune volte ci assalgono.

Interessante è la diversa narrazione del rapporto genitori-figli, una relazione che presenta varie sfumature a seconda dell’età dei figli e quel senso di protezione che molto spesso può portare a distorcere la realtà. E la rinveniamo nelle tre differenti storie delle famiglie che popolano l’edificio di tre piani. Al contrario di ciò che può sembrare all’esterno, dietro le porte di questi appartamenti vive il caos, un caos interiore espressione della personalità dei vari personaggi.

Il sospetto di un abuso

Al primo piano vive Lucio (Riccardo Scamarcio) con sua moglie Sara, ossessionato dal timore che sua figlia possa aver subito delle attenzioni morbose dal vicino, ormai anziano, che si occupa della figlia quando gliela affidano.
Nel suo comportamento non c’è logica, ma solo istinto. È l’istanza dell’Es.

Al secondo piano abita una giovane coppia, lui assente per lavoro su una piattaforma petrolifera, lei in attesa di un bambino, che vive una profonda solitudine che s’incanala sempre più in pensieri negativi, come quello di poter diventare come la madre ricoverata per disturbi mentali.
Monica si ritrova a combattere tra le sue paure e il mondo esterno, come l’Io compresso tra l’Es e il Super Io. La sua solitudine e quel pargoletto di cui ora deve prendersi cura.

Il terzo piano è vissuto da una coppia di giudici, Vittorio e Dora (Moretti e Margherita Buy), con un figlio che non hanno saputo amare e che reagisce con comportamenti di ribellione e autodistruzione, sino a travolgere e uccidere una donna mentre era alla guida ubriaco.
Qui prende forma il Super Io, con l’interiorizzazione dei divieti, delle regole, di cosa è giusto o sbagliato, di cosa è bene o male. Una gabbia dell’ordine che fa perdere di vista l’importanza delle relazioni, dell’amore. Il risultato: una paura sempre più grande e devastante.

Nanni Moretti e Marrgherita Buy abitano al terzo piano

Nanni Moretti e Marrgherita Buy abitano al terzo piano

Tra i problemi trattati, il rapporto tra genitori e figli

Nel film Tre piani ci troviamo di fronte, quindi, a genitori che proiettano sui loro figli le loro paure e insicurezze; genitori che rinunciano a occuparsi dei propri figli perché hanno dovuto fare delle scelte; genitori a cui i figli non sono sufficienti per poter ritrovare una motivazione per vivere.

È una dicotomia tra la pulsione della vita e della morte.
Le tre storie, però, non sono statiche, ma mutevoli e in movimento lungo le scale del condominio.

Il film, comunque, non è solo espressione dei nostri errori e delle nostre insicurezze, di un animo umano in crisi, ma è anche un modo per indurci a riflettere sulla necessità di comunicare, di perdonare, di amare.

Ma c’è anche una soluzione
Come fare? Guardandosi con occhi diversi. Rialzandosi e continuando a lottare. Andando oltre la correttezza formale dei rapporti, perché se si rimane chiusi nella propria gabbia il risultato è la paura e la solitudine, i reali fantasmi della nostra vita.

Come sottolinea nel romanzo, “l’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce.”

Regista: Nanni Moretti
Musiche: Franco Piersanti
Casa di produzione: Sacher Film, Fandango, Rai Cinema, Le Pacte

Per saperne di più:
Guarda il trailer ufficiale del film