Il gioco delle parti (con amnesia) nella coppia che scoppia


Quello stato di letargia e annichilimento in cui molte coppie si trovano, finché un evento scatenante fa esplodere la guerra, condotta fin lì in modo strisciante. È quanto racconta il film di Alex Infascelli, “Piccoli crimini coniugali” in cui c’è persino un’amnesia che fa scoprire il vaso di Pandora. La psicoterapeuta Terry Bruno lo consiglia ai nostri lettori per fare “terapia in sala”…

Piccoli crimini coniugali

Piccoli crimini coniugali è un film sulla coppia. Su quello stato di letargia e annichilimento in cui molte coppie si trovano, sino a quando un evento scatenante fa esplodere ciò che alberga da tempo dentro ognuno di loro. Con la regia di Alex Infascelli il film è interpretato da una bravissima Margherita Buy e da un altrettanto bravo Sergio Castellitto. Tratto dal libro di Éric-Emmanuel Schmitt, famoso scrittore e drammaturgo francese, Piccoli crimini coniugali racconta quella sottile guerra che serpeggia, prima silente, e poi esplode nei modi più impensati nella coppia.

Spesso le reali motivazioni che sono alla base dei conflitti non vengono quasi mai a galla, ci si aggrappa a fantasiose bugie che in parte vestono quel disappunto, quella delusione, quella rabbia verso l’altro o l’altra. E allora ecco che un’apparente amnesia, insorta in seguito a un incidente domestico che si avrà modo di individuare verso la fine del film, fa scoprire il vaso di Pandora.

Gilles torna a casa e sembra non riconoscere nulla, nemmeno se stesso e allora incomincia a porre le domande a sua moglie Lisa alla ricerca di qualcosa che possa fargli scattare quella molla che lo possa portare a ritrovare se stesso. Ed ecco un susseguirsi di battute, di sferzate, alla ricerca di un qualcosa che ormai non c’è più, ma allo stesso tempo c’è il grande desiderio di ritrovarsi, di non perdere ciò che si era costruito e in cui si era creduto.

Quel desiderio adolescenziale di rivivere emozioni assopite, sfrondate dalle delusioni, frustrazioni per ciò che si pensava potesse realizzarsi e invece è stato un procedere sempre più verso l’indifferenza e il distacco. Lisa e Gilles, incominciano a raccontare la propria percezione della loro vita di coppia. Lisa inizia a rappresentare un marito come avrebbe voluto che fosse stato, mostrando una realtà completamente diversa da come è veramente, spesso oscurando le ombre di quel loro vivere senza emozioni. Quante volte vorremmo che il nostro lui o lei fosse un altro/a, che avesse un’amnesia, in modo da fargli cancellare ricordi e comportamenti per noi fastidiosi, nella speranza di ritrovarsi accanto qualcuno più entusiasmante.

Ma poi è proprio questo che vorremmo si realizzasse? Ed ecco che Gilles scuotendo la testa, osservando ciò che lo circonda, rivela la sua bugia: aveva recuperato la memoria già da qualche giorno, ma voleva utilizzare l’amnesia per scoprire cosa fosse successo tra loro, per capire le cause del loro allontanamento, ma soprattutto per avere qualche chance per ritrovarsi.

Interessante è la metafora che Gilles usa per rappresentare la sua visione di coppia, “due assassini che fanno sesso, una lotta che termina con l’orgasmo. Poi nasce l’armistizio con il matrimonio da cui nascono dei nuovi assassini e il ciclo continua. È un’associazione di killer che si accaniscono sugli altri prima di accanirsi su se stessi”.

Il dialogo tra loro s’infittisce con reciproche accuse, alcune volte violente e poi lunghi silenzi, più profondi e rumorosi di tante parole, sino ad arrivare alla verità, di cosa è realmente successo, come sono giunti sino a quel punto. Il film diventa quasi un giallo con sfumature noir, che coinvolge lo spettatore che può identificarsi in tanti aspetti che emergono prepotenti nei vari scontri frontali tra i due. I due ritroveranno se stessi, quell’amore, quel desiderio assopito? Chi andrà a vederlo avrà la possibilità di capire anche come poter fare, una strategia non tanto misteriosa, ma che a volte si dimentica di poterla applicare.

Piccoli crimini coniugali è un film ironico, sornione, emotivo, che fa anche sorridere. Un triangolo se vogliamo diverso da ciò che uno potrebbe immaginare: Lui, Lei e l’Altro, dove l’Altro è quell’amnesia romantica che può portare ad abbassare quelle barriere che appaiono insormontabili, e finalmente respirare a pieni polmoni, senza più paure di dover nascondere qualcosa, lasciandosi andare alle emozioni, camminando fieri lungo il tragitto della propria vita.